Se potessi fare il pasticcere….


Tempo fa scrissi una lettera al giornale “Messaggero di Roma”, denunciando la falsità delle notizie che circolavano sui servizi televisivi delle più importanti testate giornalistiche, che allarmavano l’intera popolazione italiana sulla mancanza di pasticceri e panificatori, notizia purtroppo travisata, falsa, tendenziosa e propagandistica, di una certa stampa che vuole dipingere l’italiano medio come un inetto, proteso solo ed esclusivamente a fare l’impiegato e per nulla dedito al sacrificio, che se ne sbatte della richiesta fiorente di pasticceri. Sapete quanto costa un corso professionale per diventare pasticceri senza frequentare l’alberghiero, e senza attestati professionali riconosciuti? Più di 8,000 euro e durano poco più di 4 mesi (tant’è che mi sono chiesta che cosa impari in 4 mesi di corso). Per non parlare dei corsi alla scuola Etoile Boscolo, che in soli 3 giorni te ne chiede 980 + IVA per il week end dedicato al semifreddo e i suoi segreti. I pasticceri professionisti giustamente, dopo anni ed anni vogliono essere pagati, ed il loro impegno ed insegnamento “costa caro, molto caro”, nulla da dire. Chi è secondo voi quel becero idiota, che investendo una somma simile, spendendo non solo lui, ma tutta la famiglia una somma che ti permette di dare una parte di anticipo per il mutuo di una casa, rifiuta di andare a lavorare come pasticcere? Ve lo dico io che ho cognizione di causa, nessuno. La tecnologia fortunatamente viene in soccorso in quelle realtà dove c’è una produzione considerevole, e solo l’artigiano piccolino, che lavora da solo porta avanti un certo discorso di sveglia in orari proibitivi e fatiche inenarrabili, che vogliono il nostro ragazzo italiano privo di spirito di sacrificio, così i giornalisti di una certa stampa al servizio del sultano d’Italia, sono contenti, hanno informato il resto dell’Italia che ancora crede alla supercazzola, che i coglioni futuri pasticceri, in realtà si nascondono a chi li va a cercare.
Il diritto in questo paese è una parola purtroppo “astratta”, ed il diritto al lavoro in questo schifo di paese che siamo diventati, è un diritto che viene calpestato, vilipeso sistematicamente. Voglio sbugiardare quei giornalisti, che dovrebbero prima informarsi sul mercato del lavoro dei pasticceri e panificatori “in tutta ITALIA” e poi trarre le loro conclusioni. Forse su al nord i pasticceri si collocano in ambienti contrattualmente “sani”, ma non sanno che Roma e sud sono mondi a parte, dove esistono le “Corporazioni ed il lavoro nero, nerissimo“. Un giornalismo che ha fatto della supercazzola una virtù da sbandierare come propaganda per il grande Visir, che vuole far vedere che c’è una Italia che lavora e l’altra che si gratta. Non dicono però che il pasticcere oggi è un privilegio che pochi possono permettersi di fare, i pochi fortunati che lavorano in regola, si tengono strettissime ricette, consigli e quanto altro. Il resto dei laboratori che vendono dolci spazzatura low cost, prendono gli extracomunitari in nero, che pagano 4 euro l’ora, ai quali non danno alcuna garanzia sulla sicurezza. Li mettono a farcire tartellette industriali, mentre allegramente vanno in giro su pavimenti scivolosi indossando luride infradito. Al padrone poco importa se il tizio sventurato venuto chissà da quale paese, ha la passione o meno. Quello ha bisogno di lavorare. Al padrone importa il “profitto” e tenere sotto scacco lo sventurato, assumere uno italiano è costoso, rischioso, e poi l’italiano rompe i coglioni, perché vuole le scarpe antiscivolo, vuole i guanti per non scottarsi e tutte quelle dotazioni di sicurezza previste nel contratto. Una volta non c’era bisogno di fare scuole costose per diventare pasticcere, imparavi il mestiere in bottega, e c’era quello che io chiamo bonariamente “sor Mario” ad insegnarti, bastava avere buona volontà, passione e buona manualità, ed ecco che ti si aprivano tutte le porte,  gavetta per anni, ma poi i riconoscimenti arrivavano. Oggi anche se investi migliaia di euro, non è detto che trovi lavoro nei laboratori o in altri spazi commerciali adibiti alla ristorazione, a fare quello per cui hai studiato. Esistono tutta una serie di limitazioni in Italia, in special modo a Roma: essere donna ed avere più di 25 anni è penalizzante. I laboratori non vogliono i tirocinanti e se li prendono senza rimborsi. Laddove c’è il rimborso trovi qualcosa che ha poco a che fare con una vera palestra preparatoria al mestiere. Ti scambiano per lo sguattero di turno e anziché fare il pasticcere ad insegnarti qualcosa come fare un bignè o farcire un cornetto, ti mettono a lavare pavimenti grassi e luridi, così loro per 6 mesi evitano contributi all’INPS, sfruttano il lavorante e se ti fai male e cadi, l’INAIL paga. Hanno la coscienza a posto, le istituzioni pur sapendo a cosa servono realmente i tirocini, si voltano dall’altra parte e fanno finta di nulla. Ti dicono che il convento passa questo in momenti di crisi. Tutto è legale sotto il punto di vista delle istituzioni che avrebbero dovuto aiutarti, sta di fatto che hanno alimentato anche loro consapevolmente lo sfruttamento di mano d’opera a zero costo, ed il malcontento aumenta. Così il sistema dell’assistenzialismo ha funzionato, l’importante che l’istituzione è rientrata nella statistica annuale. E’ utile dire che un grande chef della scena romana, sul giornale Messaggero si è lamentato con il welfare dell’ormai scarsa assenza dei suoi preziosi tirocinanti, nel suo costoso ristorante da 400 euro a pasto. Che si paghi gli chef professionisti e che si vergogni! Visto che le sue lezioni private sono costosissime. Vogliamo parlare delle eventuali offerte di lavoro che questo splendido e fiorente mercato del lavoro mette in atto? Io ad esempio non sono una pasticcera professionista, ho sempre sottolineato che ho la passione e buona manualità, pur avendo fatto un corso professionale anni or sono, ma non sono una pasticcera con anni di professione alle spalle, l’ho scritto sia sul blog che sul mio profilo linkedin ed anche sul mio curriculum, voi pensate che gli idioti che mi chiamano per i colloqui capiscano che lingua io parli? Qualcuno ha pensato bene di contattarmi,  non è stato l’unico. Sono piuttosto bravina, ma ribadisco, non ho l’esperienza di uno che sono 30 anni che fa questo mestiere, uno che sa muoversi in certi ambiti, come io del resto che per 25 anni ho fatto un determinato mestiere e poi ho cambiato totalmente professione, ma ho sempre avuto l’umiltà di riferire ciò che in realtà ero e sono. Disavventure che mi hanno amareggiata e mi hanno fatto toccare con mano, la drammaticità dell’assenza di lavoro anche in realtà che credevo più semplici, rispetto ai lavori intellettuali ai quali ero abituata.
La gente ti chiama a lavorare, dicendoti che è una collaborazione. Vai, fai la tua prova, procede tutto bene e per correttezza non prendi ciò che ti spetta, in attesa di una loro offerta concreta, che non arriverà mai e ti chiedi, cosa ti hanno chiamato a fare. Il più delle volte sono comportamenti criptici, vaghi, al limite dell’assurdo, che fanno anche dubitare sulle proprie capacità. Poi mi sono ripresa ed ho capito che le conoscenze e le competenze le ho, più di tanti bluff che lavorano o fanno programmi televisivi, colorando due cupcakes in croce come se fosse una operazione complessa e difficile, manco fosse una operazione a cuore aperto. Dicevo quindi, colloqui allucinanti, con lesbiche che si dichiarano tale, senza che io lo abbia chiesto. Nevrotiche e saccenti, che hanno dimenticato di avere una natura femminile e si immedesimano talmente tanto bene nell’essere viscido maschile, da risultare maldisposte, acide ed ignoranti. Per non parlare dell’estrema incazzatura che ho provato, quando la tizia mi buttava il fumo in faccia.
I nostri simpatici ed informati giornalisti, aspettano i roghi in stile Thyssen per parlare di incidenti sul lavoro e della scarsa attenzione in fatto di sicurezza nei laboratori e in tante attività commerciali, dove sono stata fortunatamente e brevemente a lavorare o a fare i colloqui. Voi ci andreste a lavorare per 4 euro l’ora, presi a calci in culo dalla mattina alla sera? Io no! La dignità per me è una fattore essenziale, vedo troppi extracomunitari essere trattati alla stregua di schiavi nei posti di lavoro. Quindi fate attenzione a dire: eh ma quello del Bangladesh mi toglie il lavoro. Parlateci, ascoltatelo e fatevi raccontare e poi vedrete come cambiate il punto di vista. Nei loro paesi purtroppo il diritto è inesistente e qua trovano chi continua a sfruttarli cinicamente, con il loro benestare. Quale può essere la soluzione? Anche se questo significa fare gli sguatteri in cucina a 4 euro e condividere con altri 6 connazionali un appartamento con due stanze Ecco perché a noi italiani non va di lavorare, diranno poi i giornalisti del gran Visir, pagati profumatamente per diffondere la buona novella e ridurci tutti a schiavi a causa della crisi.
Pur amando questo mestiere, pur avendoci investito migliaia di euro per la formazione, libri e quanto altro, traggo le mie conclusioni. Qua in Italia ti tolgono la voglia di fare tutto, di reinventarti, di fare i pasticcini che vuoi perché vince sempre la corporazione mafiosa, che fa lavorare chi dice lei. La mafia risiede prima nel cervello. Siamo noi che alimentiamo tutto ciò ricordatevelo, solo noi siamo responsabili di questo stato di cose.
Ne ho piene le palle di questo sistema. Qualunque lavoro tu voglia fare in Italia, te lo impediscono, che siano i ristoratori, gli amministratori delegati o il gran visir.
Ed ecco che la passione che aveva uno dei tanti pasticceri che bonariamente chiamo “SOR MARIO”, che nei bignè ci metteva la crema fatta a caldo, con le uova ed il latte, non esiste più, dissolta nel tempo, vetusta, soppiantata dal profitto e dal lavoro nero. Come annuiva sornione e contento il sor Mario, mentre estasiato ti godevi il bignè pomeridiano che esplodeva di crema calda. Oggi un bel sacco da 10 kg. di crema a freddo, che definirla “schifosa” è un complimento. Sor Mario lui de core, e di mestiere, rimpiazzato da “banditi della ristorazione”, dilettanti della pasticceria che definirli criminali è un vero complimento. Noi italiani che andavamo in giro nel mondo, fieri di esserlo, per i nostri talenti ed il nostro passato e soprattutto la nostra cucina. Stavolta niente buona pausagolosa, ma solo una PAUSA! PER RIFLETTERE TUTTI, sullo stato di cose e su che schifo di paese siamo diventati.

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37 risposte a Se potessi fare il pasticcere….

  1. accantoalcamino ha detto:

    Ho letto con attenzione, hai fatto bene a sfogarti e a spiegare, tu che sei “dentro”, cosa succede in quel settore, un bacio con stima 🙂

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  2. Anonimo ha detto:

    Paolo, c’è un grande scrittore ( un certo Orwell) che scrisse una frase nel 1948, frase attualissima, forse Orwell era preveggente chi lo sa…. la frase era ” La menzogna diventa verità e passa alla storia”. ( il libro si intitola ” 1984″). tutto ciò che leggiamo è menzogna, spesso la menzogna nasconde una menzogna ancora più grande. spesso, troppo spesso, tra la menzogna e la nostra vita, filtra una verità talmente assurda a tal punto che alla fine definiamo menzogna. sei un’ottima persona Paola, il resto è menzogna 🙂

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  3. Maddalena ha detto:

    Paola, un grande scrittore ( Orwell) ha scritto nel 1948 una frase attualissima ancora oggi, forse Orwell era un veggente, tratta dal libro ” 1984″ ” La menzogna diventa verità e passa alla storia.”
    La menzogna Paola è una fonte esaustiva di spiegazione, di verità terribili, talmente aberranti da diventare menzogne. La menzogna ci fa sorridere, arrabbiare, la menzogna ci fa sentire soldati destinati alla battaglia, pronti a sacrificare la nostra vita in onore di quella verità assoluta. qual’è la verità assoluta?? Sei un’ottima persona Paola, mi piace il tuo scrivere. complimenti.

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  4. Manuela ha detto:

    Ciao, seguo da un po’ il tuo blog per le delizie che pubblichi, ma ci tenevo in particolare a ringraziarti per questo articolo. Se non ti spiace, faccio girare.
    Ciao
    Manuela

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  5. Francesca ha detto:

    Sono nella tua stessa situazione. Ho 32 anni, ho fatto un corso professionale per diventare pasticcera e sono abbastanza bravetta, non una professionista ovviamente, ma con tanta voglia di fare e imparare. Ma ho 32 anni. Non rientro più nella categoria apprendisti. Costo troppo di contributi. Quindi posso dire addio al mio sogno. Finora solo porte in faccia.
    Spero che tu nel frattempo sia riuscita a trovare qualcosa.
    Un abbraccio.

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    • pausagolosa ha detto:

      Eppure il TG5 e tutte le testate giornalistiche continuano a dire che cuochi e pasticceri trovano lavoro come nulla fosse. Sarà che ci coglionano per abbrutirci sempre di più? Rispondo alla tua domanda: no, ho rinunciato anche io, ho molti anni più di te e per il mercato del lavoro dovrei essere defunta. In bocca al lupo

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  6. Antonia1971 ha detto:

    Leggo solo oggi il tuo post, perché valutavo l’opportunità di fare un corso di pasticcere. In Romania ho lavorato in ufficio, in Italia ho fatto più pulizie che mediazione interculturale, e quando non ho più trovato clienti decenti ho pensato di fare che uno dei miei hobby diventi un mestiere. Mi sono informata, ho letto qua e la, e mi sembra che sarebbe solo un ennesimo corso senza sbocco. Tanto le “parole chiavi” sono “donna”, “41 anni”, “breve esperienza”. Continuerò a cercare altro …

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  7. Alice ha detto:

    non sono nell’ambiente, ma ti dico che condivido tutto quello che hai scritto. Forse l’unica sarebbe trovare una socia, chiedere un prestito e metterti in proprio, forse, anzi di sicuro ci avrai già pensato e magari non hai potuto ma, come dici tu, è assurdo andare a lavorare per 4 euro l’ora quando 1 kg di mignon costa in media 20-30 euro a seconda della pasticceria. Comunque anche negli altri settori le paghe sono ridicole, ti dico solo che una fisioterapista (laureata in una università a numero chiuso) che lavora come dipendente 40 ore alla settimana e che in media ogni anno spende 1000-2000 euro in formazione (obbligatoria e non detraibile neanche per il 20% di iva) guadagna 1050 euro al mese…. in pratica all’ora netti sono 5,96 euro, meno di quanto guadagna l’operatrice della ditta di pulizie che lavora nella casa di riposo dove presto la mia opera, senza considerare che, causa corsi, io è come se non percepissi due mensilità… questa è l’Italia. A proposito quando nel 1999 mi sono iscritta alla facoltà di fisioterapia lo avevo fatto seguendo le indicazioni di articoli di giornale che affermavano la grande necessità di fisioterapisti all’interno della sanità pubblica e non..

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    • pausagolosa ha detto:

      Cara Alice, quanto hai ragione. No, non ci ho pensato a mettermi in proprio. Qua in Italia equivale ad un suicidio annunciato. Non faccio da parecchio tempo laboratori di pasticceria. Ho lasciato stare. Le torte ed i dolci rimangono una mia passione che si esaurisce all’interno delle mura domestiche. Vedo che questo mio articolo, suscita ancora molte riflessioni e sfoghi. Ben venga! Tanti auguri per la tua carriera professionale

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  8. anonimo ha detto:

    Questo articolo è sacra bibbia! Non pensavo che qualcuno potesse descrivere la reale realtà in maniera così appropriatamente critica, dettagliata, specifica!
    Ho cominciato l’alberghiera a 14 anni, studiavo e lavoravo in pasticceria il sabato e la domenica, mi sono qualificato e specializzato col massimo dei voti. Partecipavo a sigep, mig, siab, abbonato a pasticceria internazionale per 5 anni, una passione enorme, un amore indescrivibile per questo lavoro che mi fa salire i brividi alla schiena. Ho lavorato in pasticcerie italiane di fama nazionale, e internazionale, da campioni del mondo di pasticceria che vanno in tv a fare i bravi predicatori, i porta bandiera del settore nel mondo ecc.. gentaglia cazzo gentaglia! VERGOGNATEVI! Gli straordinari obbligatori a un € all’ora e umiliazioni per colleghi e collaboratori a go go! Extracomunitari apostrofati come esseri inferiori, sfruttati umiliati.
    Ora ho 25 anni lavoro sempre nel settore, ma sono dovuto andarmene all’ estero (per fortuna) un anno fa.
    Le stronzate della tv e dei giornali sul nobile mestiere artigiano del pasticcere, il panificatore aveva provocato battute e bestemmie anche tra me e i miei amici che lavorano nel settore. Lavoro non ce n’è! Chi ha un offerta seria me lo dica qui ora!!!!
    Ovviamente questi bastardi cercano apprendisti ma ovviamente con esperienza! Oppure ti fanno firmare falsi contratti dove devi dichiarare di andar a lavorare li per imparare a fare un determinato prodotto che fan solo loro così ti mettono apprendisti nonostante ti alzi alle 4-5 del mattino dal martedì alla DOMENICA (pagata come il martedì), da 10 anni, e per imparare a far i crakers col pomodoro sopra, non serviranno mica 36 mesi!! o Sbaglio!??????!!???
    La mia è una premessa, il discorso è molto più ampio!
    Mi scuso per la grammatica ma ho scritto di getto, trattenendo le bestemmie.
    Mi congratulo con Pausagolosa hai il mio totale rispetto. Ti abbraccio di cuore.
    Desidero mantenere l’anonimato per tutelare la mia carriera!

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    • pausagolosa ha detto:

      Non so chi tu sia, non lo voglio sapere. Ma questa tua risposta mi riempie di orgoglio. Mi fa pensare che non avevo torto. Sei il secondo che mi scrive e si dice deluso dall’Italia e dalle grandi cazzate che va dicendo una TV bugiarda e piuttosto di parte. Il lavoro non c’è, nemmeno nelle pasticcerie. I pochi lavori che ci sono vengono dati ai poveri extracomunitari che per 3 euro l’ora accettano tutto. Hai fatto bene ad andare via dall’Italia. Qua non c’è futuro

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  9. Massimo ha detto:

    Buongiorno a tutti, sono entrato per caso in questo blog perchè come molte persone in questo momento in Italia sto cercando di reinventarmi, di reinventare n lavoro più che altro! 8 anni fa mi sono laureato e neppure dopo un mese ero riuscito a trovare subito lavoro…un sogno…anche se a 1500 km dalla mia terra! Gavetta ne ho fatta tanta, ho stretto i denti anche se a dire il vero ho dovuto farlo molto meno di tanti altri ragazzi che avevano meno possibilità di me…ma è anche vero che ho dovuto farlo molto di più di tanti figli di papà che hanno sempre la strada spianata DOVUNQUE! Per farla breve dopo due anni di gavetta finalmente avevo un bellissimo lavoro in ambito amministrativo e uno stipendio soddisfacente! Arriva la crisi…succede il patatrac! Tutti a casa causa crisi! Un anno di disoccupazione…centinaia di cv inviati…poche risposte decenti e molte per sciocchezze pazzesche! Mi dicono sei poco specializzato….boh ma se prima lavoravo vuol dire che non facevo molto schifo! Altri cercavano gente più giovane ed io avevo 30 anni! 30 anni non 60!!! Mi trasferisco in Abruzzo visto che avevo un appoggio e vado a collaborare con un amministratore di condomini dopo aver ricevuto mille promesse! Faccio pure un corso da 1000 €. Il tempo passa ed io vengo relegato a fare una specie di segretario/receptionist/impiegato amministartivo! 8 ore al giorno per 400 € al MESE! Ma stringo i denti perchè si trattava di pratica! Dopo un anno e mezzo e zero pratica fatta, non ho imparato niente di nuovo che non avessi sentito al corso che IO mi sono pagato e dopo false promesse mi sento dire…mi dispiace ma non posso darti un futuro! Cerco qualche altro amministratore presso cui continuare la pratica ma niente…è una casta e non vogliono intrusi! Ok mi rimbocco le maniche e ricomincio con i CV…niente! Ho 32 anni! Ormai sono vecchio! Sono poco specializzato! Ma se parlo molto bene il francese ed ho fatto pure due anni di corso di inglese! Ho fatto tre corsi di perfezionamento in contabilità (fiscale, avanzata e con SW gestinali), ho fatto tutti i corsi in sicurezza del lavoro per diventare RSPP nell’azienda per cui lavoravo! Che devo fare di più? Penso e ripenso a come fare per reinventarmi…chiedo info per tutto ciò che riguarda il mondo della ristorazione visto quello che si sente dre in giro e nei TG…i corsi come cuoco…quelli mezzi decenti partono da circa 8000 per circa due/tre mesi per rischiare quasi sicuramente di non riuscire a fare niente ! Idem per corsi di pasticcere! Ho fatto corsi per gelatai, (sono piuttosto bravetto) perchè avevo intenzione di aprire una mia gelateria/pasticceria ma in Italia è un suicidio ! Ho chiesto consigli a molti amici cuochi e mi hanno velatamente sconsigliato di ntraprendere questa attività a questa età e soprattutto mi hanno sconsigliato i corsi. Stessa cosa con conoscenti pasticceri…mi dicono che rischio di buttare i soldi! C’è richiesta di pasticceri, di cuochi bla bla bla! La verità è che a qualcuno dovranno pure vendere i corsi e quindi che fanno? Come sempre sparano sulla croce rossa! Illudono! Maledetti!Non voglio darmi per vinto a 32 anni!!!! A 32 anni si è vecchi in questo paese!!! Maledetto paese!!! Dovunque ci si può reinventare! In USA per esempio c’è gente che si reinventa a 50 anni e ci riesce senza problemi! Qui da noi no!!! Qui da noi vige la regola del fregare il prossimo e del non dare la possibilità agli altri di lavorare cosi si può arraffare tutto! Non posso neppure sposarmi in questa situazione! Non so che fare! Vorrei solo qualcuno che mi desse qualche consiglio utile per fare qualcosa ma n Italia è impossibile ottenere pure questo!

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    • pausagolosa ha detto:

      Mi spiace tanto. Cosa posso dirti? Cerca di non mollare. Spero che tra qualche giorno le cose possano veramente cambiare. Segui il mio blog, perche’ ho intenzione di scrivere altre cose! Quello che hai scritto è il probema di molte persone che cercando di reinventarsi in Italia. Purtroppo qua e’ la mentalita’ bacata che non te lo permette, non e’ questione di eta’. FORZA E CORAGGIO!

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  10. Pingback: Il tuo impegno in Italia, vale ZERO | Pausagolosa

  11. giovy ha detto:

    Ciao, ho trovato questo articolo cercando info sull’opportunità di diventare pasticcera frequentando un corso professionalizzante di un anno. Il problema?ho 27 anni,laureata in economia e prossima all’esame di stato per diventare commercialista..professione che mi soffoca!la pasticceria è da anni la mia passione, l’idea era quella di mollare tutto e seguire un sogno, ma da ciò che leggo forse è il caso di seguire il corso amatoriale e coltivare la mia passione nella mia casetta..che tristezza..ma sono contenta di averti letto!

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    • pausagolosa ha detto:

      Giovy non mollare l’università, anzi persegui. Poi finiti i tuoi studi canonici se deciderai che non fa per te, scegli la strada che ti detta il tuo cuore, ma prestando anche attenzione alla situazione delicata che stiamo vivendo in questo paese. Fare il pasticcere è un mestiere durissimo, stancante. Pur essendo un mestiere molto bello e creativo, in Italia devi fare dei prcorsi molto articolati e complessi per arrivare a diventare un Montersino. La Tv rende tutto semplice, la realtà è diversa. Molto diversa! 🙂 buona fortuna

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  12. Anonimo ha detto:

    Ciao Paola, apprezzo in gran parte questo tuo commento, soprattutto per quel che riguarda i pasticceri di oggi, che tendono al profitto anzichè rcreare prodotti di qualità.
    Certo non bisogna generalizzare, ma di sicuro oggi è evidente che sia così; la colpa di tutto ciò è però anche del cliente, che oramai tende a mirare più al risparmio che a far ‘godere’ il proprio palato.
    Vivo a Roma da poco, non sono così dentro la realtà della città, ma di certo nel meridione in genere è così.
    Ho avuto coi miei la pasticceria come attività di famiglia per 40 anni prima di smettere perchè mio padre aveva problemi di salute, ed io ero troppo giovane per poter continuare..ma quel che posso dirti è che se fai un prodotto con dedizione e mirando alla cura degli ingredienti, avrai grosse soddisfazioni.

    In bocca al lupo

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  13. Anonimo ha detto:

    Oh mio dio, mi riconosco tantissimo in questo post, ho quasi le lacrime agli occhi….dopo aver fatto un corso qualificante di pasticceria (per la modica cifra di 2000 euro!) mi sono rimboccato le maniche per trovare lavoro nel settore e ora lavoro da poco più di un anno in una pasticceria…posso dire di pentirmi amaramente di aver buttato quei soldi. Ho sempre avuto la passione per la pasticceria, ma da quando ho iniziato a farlo come lavoro la passione è svanita totalmente. Dopo aver fatto sei mesi di stage sono stato assunto, il problema è di tipo economico. Uno spende tantissimi soldi per corsi vari e con cosa si ritrova in mano? Il giorno di paga non esiste, sono in attesa di 4 mesi di stipendio. Dal primo giorno in cui sono lì non ho mai visto uno stipendio regolare..e ovviamente, come da ogni altra parte, fanno pressione sul fatto che i lavori a disposizione sono pochi e ti dicono “Se non ti va bene te ne puoi andare”. Ogni volta, quando mi sveglio alle 4 il sabato, la domenica, le feste, nella mia testa penso “Ma chi me lo fa fare?”.
    Almeno mi hai tirato un po’ su il morale vedendo che non sono l’unico…..

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    • pausagolosa ha detto:

      E’ incredibile che questo post a distanza di tempo venga ancora letto e che il problema del lavoro in pasticceria, considerata poi la situazione tutta italiana del lavoro in nero. In Italia qualsiasi passione te la fanno poi odiare, è un sistema il nostro che vessa e non premia. E’ un sistema bugiardo e purtroppo siamo intrappolati.

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  14. panedizucchero ha detto:

    Pienamente in sintonia con te. Purtroppo condividiamo passioni e sventure. Con stima. Valentina

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  15. Luca Lombardi ha detto:

    Ciao Paola. Io sono venuto a conoscenza, di questo tuo articolo, qualche giorno fa e solo ora me lo sono letto e anche tutti i commenti. Nel leggere l’articolo mi è tornato in mente la breve esperienza che ho fatto in una pasticceria di Roma. In quella pasticceria ero inquadrato come aiuto pasticcere con rimborso spese, anche se era minimo ma meglio che nulla. E’ vero che in quella pasticceria, il mio lavoro, consisteva, come del resto hai scritto pure te nel tuo articolo, di fare prettamente lo sguattero o altri lavori che con la pasticceria entravano poco o nulla e pochissime cose di impasti. E’ vero pure sul fatto che ho beccato personale al quanto irrispettoso ed ecc ecc. E’ anche vero che livello di pulizia, se si può classificare, lasciava molto a desiderare. Io prima di fare questa esperienza lavorativa mi sono fatto un corso di pasticceria professionale e ho intrapreso questo cambiamento di lavoro, siccome provengo da una realtà che è prettamente informatica, in quanto dai 18 ai 30 anni ho sempre cercato di fare l’informatico e visto che c’è crisi economica e non trovando nessun sbocco lavorativo ho ben pensato di riqualificarmi come pasticcere e oggi, che di anni ne ho 32 e vado per i 33 (li compio a fine anno) un po’ mi pento di aver fatto questo cambiamento. Comunque e tutto sommato, una volta che il contratto era finito e non me lo ha rinnovato, ove ero aiuto pasticcere con rimborso spese, mi sono rimboccato le maniche per poter trasformare questa mia passione in lavoro e soprattutto spero, in un futuro, di potermi aprire, qui in Italia, una mia Pasticceria ove creo veri dolci, cioccolatini e soprattutto anche torte decorate e se ce la faccio anche qualche gelato. Io non mi do per vinto e ci metto veramente tutto l’impegno, la voglia, la passione e la dedizione nel tirare su questa mia attività. Io sono molto contento se il cliente, assaggiando un mio dolce fatto da zero, praticamente partendo dalle materia prime (farina, zucchero, uova, latte ed ecc ecc) è contento allora io ho centrato il mio obbiettivo. Comunque e tutto sommato, come del resto ho letto nel tuo articolo e nei commenti, disgraziatamente al giorno d’oggi è vero che le pasticceria prediligono il fatturato al di scapito della qualità e soprattutto del gusto. Io penso che disgraziatamente la pasticceria d’oggi non è quella del secolo scorso, siccome vige la mentalità che basta si vende prodotto punto e basta a discapito della qualità degli ingredienti e delle materie prime. Al giorno d’oggi se si deve fare la pasticceria si devono selezionare per bene le materie prime, saperle ben mescolare ed ecc ecc e non è come l’industria pasticceresca che basta prendere un preparato, sia esso per torte che per il pane, aggiungere quei due o tre elementi freschi, mescolare il tutto, cuocere e degustare. Il cliente, disgraziatamente, è portato a non riconoscere più i veri sapori di una volta, in quanto durante la fine del secolo scorso (tra il 1950 e 1999) si prediligeva l’industria, sia essa dolciaria che non, a discapito di quella artigianale, in quanto si pensava che essa usava materia di qualità, ma in questo secolo (dal 2000 in poi) si è iniziato e per fortuna a fare cultura del cibo e solo adesso si capisce che quella industriale non va bene e si deve prediligere quella Artigianale. Tutto questo mio ragionamento, spero che non sono stato troppo contorto, vole spiegare che se hai un attività nel campo del cibo devi per forza conoscere la chimica degli alimenti e soprattutto cercare ottimi abbinamenti tra di essi. Quindi puoi anche aprire un attività al centro o in periferia, ma se offri cose che ci sono già in quel settore allora non hai dato nessuna novità. Con il cibo non bisogna pensare a una cosa di profitto ma deve essere solo passione, ancora passione e ancora passione. Quindi ora mi viene in mente una frase di Papa Francesco che dice, per grandi linee, di non essere accecati dal voglio, voglio e voglio, ma soprattutto che non si deve dipendere prettamente dai soldi. Il fatto di non dipendere dai soldi non è inteso come dire: “Basta avere idee e posso realizzarle”, ma bensì lavorare e dare il meglio di se indistintamente da quanto si guadagna. Grazie Paola. P.S.: Scusatemi se mi sono dilungato troppo ma ho orrore quando sento o leggo di cose di cibo stoccate male ed ecc ecc.

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    • pausagolosa ha detto:

      Ciao Luca…ho letto con attenzione il tuo intervento lungo e per nulla fuori luogo, anzi, hai capito nel mio racconto che il profitto non e’ tutto. Io dico sempre che un dolce, una pietanza deve avere l’anima di chi li fa. Anni fa lessi una intervista su Panorama di Igino Massari, che e’ uno noto pasticcere che insegna alla Cast Alimenti, e la trovai inquietante, in quanto affermava che ormai gli italiani non hanno piu’ gusto, non amano masticare, pertanto secondo lui la pasticceria si limita alle mousse coreografiche ed ai colori accecanti. Io non sono d’accordo. C’e’ una necessita’ impellente di ritornare ai dolci fatti come dio comanda, come si facevano una volta, con burro, farina e zucchero. Ti dico che una volta all’anno amo mangiare i bigne’ di S. Giuseppe, quelli fritti. Mi credi se ti dico che ho trovato in 3 pasticcerie una ricetta diversa dall’altra? Lo sentivo che erano FINTI, non avevano anima ed erano fatti di semilavorati. Addirittura uno era disgustoso. Fritto stantio e crema lavorata a freddo della piu’ cattiva qualita’. Ecco perche’ dico sempre alle persone: il dolce fatevelo da voi. Andando in pasticceria oggi, anche quelle piu’ costose, sai che non troverai un prodotto “casalingo”, ma c’e’ la necessita’ per il commerciante di fare un guadagno ed il burro con le uova fresche, una certa accuratezza nell’usare ingredienti sani e’ una prerogativa di pochi, anzi direi che nelle pasticcerie di ROma, non credo si usi una tecnica SANA, ma decisamente piu’ improntata alla vendita di massa. Semmai aprirai una tua pasticceria, dovrai fare i conti con il mercato a ribasso. Una crostatina di crema da 24 mm non la puoi vendere a meno di 20 euro, eppure a te costerebbe tra manodopera e tutto 5 euro. Una casalinga questi conti se li fa, e quindi se lo prepara da se il dolce. Ecco perche’ oggi abbiamo una qualita’ pessima, perche’ usare ingredienti sani, ha un costo rilevane e poi ci devi mettere la manodopera. Io sarei disposta a pagare un dolce di piu’, non so gli altri, ma deve avere ingredienti giusti e un’anima. Grazie per il commento

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      • Luca Lombardi ha detto:

        Ciao Paola. Ho letto tutto quello che hai scritto e mi meraviglio che in ben 3 pasticcerie hai trovato 3 ricette dei bignè fritti tutti differenti. Ho letto che anche sulla frittura c’è da ridire, in quanto sono sicuro che usano l’olio Extra Vergine d’Oliva che, da mie ricerche fatte in collegamento alla frittura, siccome dovevo fare frappe e castagnole, è sconsigliabile usare quel tipo di olio, in quanto ti fa avere una frittura pesante e ci sono oli molto più indicati per fare tali dolci fritti e hai una frittura molto leggera. Sempre sulla frittura ti posso dire che si deve usare la quantità giusta di olio e senza sprecarlo e sono sicuro che molte pasticcerie non sanno dosare / fare queste cose fritte. Sul fatto della qualità dei prodotti hai perfettamente ragione che non c’è un ottima attenzione sulle materie prime. Al giorno d’oggi non è come il secolo scorso che basta avere i preparati e poi posso prendere una qualsiasi persona a impastare, tanto il cliente finale non se ne rende conto. Quindi ti dico e grazie ai programmi che ci sono in tv come: “IL Boss Delle Torte”, “IL Boss Delle Torte – La Sfida – “, “Bakery Boss Sos Buddy”, “Torte in corso con Renato”, “Cucina con Ale e Buddy”, “hell’s kitchen” ed ecc ecc la gente si sta avvicinando alla Pasticceria / Gastronomia e quindi si ha una clientela che è sempre più esigente. Ora ti starai domandando se il fatto del cambiamento del mio lavoro, da Programmatore a Pasticcere è passato tramite questi programmi televisivi? La risposta è si. In quanto è grazie al “Boss Delle Torte” che mi sono appassionato alla Pasticceria e comunque ho ben ponderato la scelta, visto e considerato che mi trovavo verso i 30 anni. Comunque e tutto sommato nell’anno 2012 ho fatto un corso di Pasticceria e solo dopo ho trovato quel lavoro, che ti ho scritto nel post precedente a questo. Comunque e come vedi io, quando parlo di Pasticceria a me piace mettere la “P” maiuscola, non perché mi sto improvvisando a essere Pasticcere, ma bensì voglio che si ritorni ai sapori di una volta. Lo so benissimo che ho citato il “Boss Delle Torte” e che lui, Buddy Valastro, fa torte che sono sculture e fanno molta scena. Ma sai gli Americani, a differenza di noi Italiani, prediligono il fattore scenico a discapito del gusto. Io comunque se apro una mia Pasticceria offro ai miei clienti dal dolce semplice in “stile finger food” fino a torte decorate e a più piani, passando per la cioccalateria e la gelateria. Certo non lo metto in dubbio che aprire un “Bar, Pasticceria, Cake, Moderling e Cioccolateria” non sia facile. Ma domanda: Quante Pasticcerie esistono che fanno un’ottima cioccolateria? Io penso poche e nulla. Certo è una sfida molto difficile, soprattutto qui in Italia, ma sai a me le sfide piacciono e soprattutto se devo scalare il “K2” della Pasticceria ben venga. E come dice, per grani linee, un proverbio che fa’, più o meno cosi: “Chi semina raccoglie i frutti, ma se si semina male allora solo tempesta”. Scusami del post chilometrico ma sai io ho cosi Passione in questo lavoro che non posso assolutamente comprimere tutta la rabbia e le incazzature che leggo e sento sia in tv che qui su internet. Comunque ancora grazie di questo tuo articolo ed a distanza di qualche giorno ti devo fare i miei più sinceri complimenti. Ciao ciao.

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      • pausagolosa ha detto:

        Ciao Luca, devi insistere nella tua “passione”. Se hai lasciato l’informatica e’ evidente che non amavi fare quel lavoro, che per un creativo come te è una condanna. Visto che lavori la cioccolata e ti piace quel settore, mi è venuta in mente Sonia Balacchi, una pasticcera molto in gamba che ha vinto anche il Pastry Queen al Sigep di Rimini. E’ una ragazza non solo creativa, ma molto umile ed umana e secondo me la puoi contattare su facebook. Dille pure che ti ho dato il contatto io, l’ho intervistata e trovi qualcosa qua sul mio blog. Non si sa mai nella vita, il lavoro e’ fatto anche di relazioni e visto che cerchi degli sbocchi professionali che facciano al caso tuoi, puoi benissimo sentire lei. Qua trovi il suo contatto facebook: https://it-it.facebook.com/PastryQueenSoniaBalacchi

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  16. Luca Lombardi ha detto:

    Ciao Paola. Grazie di questa risposta e sono andato a vedere la pagina Facebook, che hai linkato nel tuo post, e ho scoperto che sono già iscritto. La programmazione, a differenza della Pasticceria, è molto stressante a livello mentale, fisico ed ecc ecc, in quanto una macchina pensa solo e soltanto in due strade, mentre la Pasticceria si è stancante, pesante ed ecc ecc, ma alla fin fine quando vedi il lavoro che hai fatto, anche se non è da Chef stellato, ma ti puoi ritenere molto soddisfatto, ma sapendo dove hai delle “lacune” e saper, fin da subito, dove migliorare la prossima volta. Certo non lo metto in dubbio che i due lavori sono molto faticosi, ma se ti posso dire, avendo fatto tante esperienze in campo Informatico e disgraziatamente solo una in campo della Pasticceria, ti posso assicurare che l’informatica se non segui alla lettera il giusto iter e soprattutto ragionarci sopra non ne esci proprio più, mentre in Pasticceria ti da molte più soddisfazioni, in quanto si possono “mascherare” gli errori grazie a come si espongono i dolci ed ecc ecc. Ora faccio un giro per il tuo blog alla ricerca dell’intervista che hai fatto a questa persona e nei prossimi giorni la contatto via privato. Grazie di tutto. Ciao ciao.

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  17. Cristian ha detto:

    Mi sono diplomato anni fa, in elettronica, e ho lavorato a nero come tecnico informatico per un paio di anni,poi il negozio ha chiuso e io a spasso, e siccome il mio sogno era quello di fare l’alberghiero, un giorno mi sono iscritto e mi sono preso il secondo diploma, e credimi non è stato semplice, perchè le ultime leggi fatte dalla gelmini prevedevano l’eliminazione totale di tutti i corsi serali , e io avendo più di 18 anni non potevo frequentare la mattina. Senza portarla per le lunghe ho dovuto cambiare 4 scuole, per avere questo agognato diploma, ma ci sono riuscito, ora… preparo dolci di notte e li mangio io e i miei genitori, e di tanto in tanto qualche amico. Nessuno mi vuole a lavorare nemmeno gratis, perchè non ho esperienza, e poco importa se ho una passione immensa per la pasticceria da mettermi a sfornare roba di notte cercando sempre la perfezione… ho 32 anni, per lo stato non ho mai lavorato, e mi sa che m’è rimasta giusto la canna del gas. Provo un tale senso di ribrezzo per questa nazione che se la vedessi esplodere da nord a sud, lasciando dietro di se solo un immenso buco e un nuvolone di polvere proverei la gioia più grande della mia vita. Diciamocelo apertamente il 90% degli italiani fanno schifo! gente cattiva, egoista, razzista, bigotta, ipocrita, e ladra.

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  18. Paola ha detto:

    Ho visto solo ora questo commento Cristian e non so se ripasserai per questo blog. Purtroppo hai ragione, l’Italia sotto il punto di vista lavorativo è il paese peggiore al mondo dopo Bangladesh ed India. Per la schiavitù si stanno attrezzando im Italia, basta pensare al fiorire del caporalato e dei ricatti vari. Ho saputo da un ragazzo del Bangladesh che in laboratorio ora pagano 2 euro l’ora (prima erano 4) senza alcun dispositivo sulla sicurezza. Una media di 12 ore di lavoro in piedi ti vengono pagate 24 euro, per fare magari le crostate ai ricchi stronzetti che abitano negli attici di P.zza di Spagna. Ripeto, non ve la prendete con gli extracomunitari se questo paese e’ diventato una merda, è solo colpa della politica che ha disintegrato il concetto di lavoro, calpestando ogni diritto e mandando a fare in culo l’etica. Tanto a che serve l’etica e la morale se c’e’ un esercito di futuri schiavi che sta sbarcando in Italia e potranno essere utilizzati dai tanti laboratori di panificazione/pasticceria – a nero naturalmente – per fare i pasticcini?

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  19. Barbara ha detto:

    Cara Paola,
    anch’io mi sono iscritta ad un (costoso) corso professionale di pasticceria , sedotta dalla prospettiva di poter fare della mia passione un lavoro.Nel corso di questa esperienza, però, ho scoperto alcune cose: in primo luogo (ma questo sospetto già lo avevo), che si tratta di un ambiente molto “fanatico”, dove un ciuffo di panna imperfetto conta più di un buon impasto; 2): mentre io, a casa, tendo a privilegiare ricette equilibrate, mangiabili da tutti i membri della famiglia, pare che questi pasticcieri “rinomati” non facciano altro che rimpinzare le preparazioni di burro, panna e liquori ( e ora mi spiego perché, spesso e volentieri, i dolci acquistati in pasticceria ci facciano male). Per non parlare del leit – motiv del tirocinante (under 30) piazzato a fare la lavastoviglie umana, con la garbatissima risposta del titolare del corso “E mica il fine settimana, con tutto quel che c’è da fare, quelli si possono mettere dietro a te…”, “E mica potete fare il tirocinio a novembre e dicembre, che siamo impegnati per Natale…”, ma poi ci saranno da preparare i dolci di Carnevale, e poi quelli di Pasqua, e poi i gelati!
    Piuttosto, dal momento che sei molto più competente di me nel settore, volevo chiederti che prospettive ci sono, coniugando la propria applicazione in questi ambiti, in quel che chiamano “Food Writing”, ossìa blog, collaborazioni con riviste di settore e giornalismo eno – gastronomico inteso come realizzazione di articoli su prodotti, produttori ed eventi.
    Grazie, comunque, per dire ad alta voce la verità, oggi che ci raccontano svariate volte al giorno che l’Italia è definitivamente uscita dalla crisi…come no. E che gli Italiani devono imparare a vivere con 2000 euro al mese…averceli: ciò dimostra che questi personaggi privi di scrupoli non hanno la minima idea dello stile di vita condotto dalla gente normale, o quantomeno non gli interessa.
    Quanto al discorso degli immigrati che ci tolgono il lavoro…beh, ovviamente non è così. E’ solo che ancora sono costretti ad accettare, perché spesso ci sostentano l’intera famiglia rimasta in patria, condizioni per noi aberranti.
    Barbara, 37 anni.

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    • Paola ha detto:

      Cara Barbara. Questo articolo l’ho scritto dopo aver fatto un tirocinio in un bar/pasticceria, con la tua/altrui stessa idea di cercare di “svoltare” nella vita, reinventarmi dopo aver subito l’ennesimo licenziamento. Avevo fatto un corso professionale anni prima in Piemonte con l’ENAIP, mi avrebbero rilasciato l’attestato della Regione, una cosa seria. Avevo circa 30 anni quando ho iniziato, non l’ho mai terminato perchè il mio insegnante, un pasticcere avviato mi disse da subito: guarda è un mestieraccio questo, se vuoi lavorare te la devi aprire da te una pasticceria ma sappi che avrai una marea di rogne. Mi disincentivò tantissimo, mi caddero le braccia per terra per non parlare di altre cose. A distanza di tempo dopo aver perso l’ennesimo lavoro temporaneo come impiegata, volli fortemente rimettermi in gioco con quella che era una mia passione passata. Adoravo i dolci, usare la sac a poche e creare dal nulla – ce l’ho ancora questa passione, ma non la esercito per tanti motivi – le cose mi sono andate malissimo nonostante l’impegno e la determinazione, Roma riesce a far “cadere i coglioni” anche al più motivato ed ottimista. Se tu hai usato una lavastoviglie io lavavo i piatti a mano e la mia idea non era quella di fare la sguattera per un becero affarista di un bar romano che oggi ha chiuso i battenti . Fattene una ragione, abitiamo in un Paese dove tutto viene disincentivato a iniziare proprio dall’approccio che ha la gente con il lavoro, una marea di pregiudizi e burocrazia che terrorizza e paralizza le iniziative migliori. La TV ha una responsabilità enorme, fa apparire tutto facile e alla portata di tutti, con quei programmi assurdi sulla pasticceria da competizione che mostrano qualcosa che NON ESISTE, alimentando solo un mercato dove in pochi ci guadagnano e spennano i polli che ci abboccano. So bene quanto costa un corso di pasticceria. Io non darei mai al Gambero Rosso 4 mila euro per un corso di pasticceria, me li spenderei in un bel viaggio, almeno ritorni pieno di esperienze e più ricco. Questo lavoro si deve iniziare presto, prestissimo, non a 30 anni passati ma a 18/20 anni, quando sei nel pieno delle energie e puoi veramente sfruttare la tua fisicità e la tua testa per apprendere, poi anche se la gavetta è durissima, gratis e un po’ lunga alla fine quello che impari te lo rivendi, perché non esiste solo l’Italia, un bravo junior pastry chef a Londra può arrivare a prendere 30 mila sterline l’anno e un senior il doppio, quindi di chance ne hai all’estero, sulle navi da crociera, dove vuoi. Gli italiani sono ricercatissimi sia come chef che pastry chef.
      A 30/40 anni se non hai dietro un cospicuo patrimonio non ti reinventi pasticcere, ma è più facile che diventi una preda di qualcuno con pochi scrupoli che ti sfrutta e ti canzona, poi passa ad un altro tirocinante che si illude e lui non ha perso un euro e non ha dovuto assumere lavoranti in regola. Questo articolo che ho scritto ha suscitato molto clamore. Mi hanno scritto privatamente tantissimi pasticceri che ancora lavorano – chi all’estero e chi in Italia – o chi ha tentato di lavorare in questo campo e poi si è arreso. Tutti erano concordi a farmi sapere che quello che avevo scritto sulle esperienze italiane era vero.
      Che cosa ti posso consigliare? Fare il foodblogger non ti fa diventare ricco, non ci si lavora, chi ci riesce di solito riesce a trovare una canale preferenziale, una idea valida. Sonia Peronaci era una ex imprenditrice, non era una morta di fame che si è inventata dalla mattina alla sera un blog ed è diventata famosa. Dietro c’è un progetto imprenditoriale. Ci ha investito su Giallo Zafferano, risorse personali e soldi, tanti soldi. Ci vogliono idee ma ci vogliono i soldi per avviare le cose e tanta fatica naturalmente. Ne leggo tanti di blog sul cibo, sia famosi e non. Devo dire che trovo più interessanti e genuini questi ultimi, raccontano l’Italia che piace a me, quella priva di sovrastrutture e con tante cose da dire, anche se ci sono racconti un po’ banalotti e personali, per me va bene, li leggo lo stesso e mi inteneriscono, significa che la gente ha tanta voglia di comunicare di far sapere il suo stato d’animo. Il web è una finestra privilegiata per i comunicatori senza voce, quindi molti cinici di altri blog, parlo di redattori prezzolati non di foodblogger per diletto, non hanno la finezza di capire che c’è un mondo che ha tutto il diritto di raccontarsi e che non gliene frega niente che il ristorante dalle linee cimiteriali ha aperto i battenti e fa la migliore “gricia” di Milano -Ma chissenefrega ! – Per me è importante leggere le storie delle mamme e delle nonne, la cucina che tramandano, i riti in famiglia. L’italianità che stiamo perdendo, perché questo mondo in maniera inesorabile sta cambiando e sono gli extracomunitari che stanno prendendo in mano le nostre ricette in cucina. Nei ristoranti e nelle trattorie vedi solo loro, ma loro pur essendo bravi e capaci – ho lavorato sia con cuochi egiziani a Roma e a Londra con filippini e sudanesi – non hanno la nostra identità , non hanno il nostro retaggio culturale a meno che qualcuno glielo insegna, ma non avranno mai la mano di mia madre o di mia suocera o della mamma del proprietario della trattoria dove vado a mangiare la cacio e pepe. Prova ad andare a fare i dolci di pastafrolla senza uova ad Amman in Giordania e vedi se ti riescono uguale a loro. Mettiamoci in testa che l’Italia sta perdendo la sua identità, quindi il foodblogger minore, noi, quelli non titolati e non pagati da ristoratori, Eataly e dalle industrie alimentari, fanno un lavoro enorme di memoria, preziosissimo. Mentre le testate come Dissapore campano di pubblicità ed altro e si permettono anche di scrivere copiosi articoli sul lavoro inutile dei foodblogger che dilagano sul web, questi ultimi sono quelli che nonostante l’andare fuori tema, mantengono viva l’identità culturale italiana.
      Abbiamo bisogno di recuperare la nostra identità di italiani in primis, e dobbiamo cominciare a capire che la TV veicola dei messaggi a favore di determinate categorie ed industrie con la quale la TV stringe accordi commerciali, certo che fa comodo dire in TV ad una nazione: reinventatevi pasticceri, costa solo 4 mila euro e fuori vi aspettano tante opportunità.
      Nella vita bisogna fare tanti tentativi, bisogna metterci la testa ed il cuore in quello che si fa – sei hai tanti soldi meglio – non sempre le cose riescono perché sono tempi difficili. Non bisogna sentirsi dei falliti o dare retta alle stronzate che scrivono gli altri, farsi sminuire. Ognuno di noi ha un patrimonio di conoscenze che può mettere a disposizione di altri. Tu cerca le tue e poi mettile al servizio di altri senza farti sfruttare.

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  20. Desiree ha detto:

    Salve!
    Grandi i pasticceri mio padre sarebbe dovuto diventarlo ma poi ha ceduto invece io diplomata in liceo scientifico, ho da due mesi un lavoro che dovrei invidiare ai “Bangladesh” perché io non prendo neanche quei 4 famosi euro all’ora ebbene di, ma miseri 480 euro al mese per 10 ore lavorative al giorno, certo é una pinseria con neanche una media di 20 persone a giorno esclusi week end ma almeno imparo qualcosa. Neanche io ho i soldi per pagarmi il corso di pasticcere e il lavoro mi sta vicino peccato che faccio supplì e mi occupo della preparazione dei fritti e dei tiramisù….intanto mi diletto a casa e metto da parte qualche spiccio,a proprio qualche e intanto approccio al mondo della ristorazione anche se spero che una volta presa la patente riesca a farmi assumere in qualche laboratorio di pasticceria per poi poterne aprire uno mio in futuro…che dire se non c’e l amore e la passione non ci sta niente che ti possa legare a questo lavoro. Infatti dalla mia parte ho mamma che mi tiene a casa nonostante io abbia già 24 anni.
    Ma chi la dura la vince e questo é un mestiere per duri. Grazie per le pillole comunque e speriamo un giorno le cose cambino anche grazie a noi!
    Saluti.

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    • Paola ha detto:

      Hai una età giovane per fare questo mestiere e infatti fai benissimo a insistere.Se avrai la possibilità economica per aprirti una pasticceria – ci vogliono tanti soldi – ben venga.

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  21. marco ha detto:

    tutti sempre a dar contro all italia e agli stranieri…. il suo famoso sor mario, cosa crede, quando iniziò aveva contrattino in regola scarpine ferie etc etc????? La pasticceria è passione, sudore, fatica. Ad un pasticcere serve gente da formare, non presuntuosi post corso (di quanto 3 mesi-6 mesi boh?). Inoltre, sta america…. ma li credete di avere tutto in regola etc??qui vi mandano via a calci al primo giramento del capo. E i 50eeni che si riciclano, altro che 3 euro l ora, se son BRAVI prendono bene, se nò fanno i barboni ai lati delle higways cittadine. La verità è che in italia regna la cialtroneria sostenuta e diffusa dai media e dalle persone fighette. Inoltre, per colpa dei programma per casalinghe, adesso la pasticceria sembra una roba raffinata e per gente di classe. NON è cosi, è un mestiere artigiano, umile, duro e solo cosi porta successo (attenzione successo non necesariamente denaro) le robe industriali o low cost servono solo a ingrassare le multinazionli di prodotti schifosi. Gli stranieri, alcuni, molti, sanno di non saper fare e già sono felici di essere pagati per imparare!capite il concetto? i mestieri bisogna imparare a farli. Cè una azienda dietro, spesso piccola, dove i “padroni” sgobbano il triplo pur avendo, loro si, le competenze e la passione e l esperienza ventennale. E devono sorbirisi gente che pretende trattamenti da laureati dottorati etc etc. SVEGLIA la rovina dell italia siete voi. Infatti poi all estero non combinate un cazzo lo stesso e siete “gli italliannis”…. Qui in usa, funziona (poco molto poco) meglio perchè molta gente è umile, volenterosa e non ha paura di lavorare (se in cambio IMPARA qualcosa). E se in cucina vi fanno lavare i pavimenti per mesi, SVEGLIA, è un modo per farvi capire che non siete portati. Io uno che vedo che sa imparare, che sa fare, lo ” coccolo”, lo formo, insegno e spesso, lo aiuto a mettersi in proprio in modo che possa anche lui fare come me, formazione, crescita, e generare lavoro.
    In buona sostanza, in italia, cè troppa PRIGRIZIA e scuse. 4 euro all ora in regola immagino anche in italia, ne costano almeno 15 a chi assume. Siete cosi sicuri di meritarli ? Il ragazzo colombiano che lavora adesso con noi, ha cominciato chiedendo lui di non essere pagato fin che avessimo capito se poteva esserci utile, capite? Poi, è bravino, e noi paghiamo pranzo e cena, dopo 3 mesi, mini contratto, 5 dollari/ora, adesso dopo 5 anni, prende oltre 30/ora, ma lavora bene, è stato formato da noi, conosce come si fanno le cose come standard nella nostra piccola azienda.

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    • Paola ha detto:

      Ma chi da contro gli stranieri? Forse eri sulla pagina di Salvini e poi hai cliccato sul mio post. Leggi bene prima di sparare una cazzata stratosferica e capire fischi per fiaschi.
      Sono invece d’accordo con te su tutta la linea. Forse ti sfugge un dettaglio, tu sei negli Usa a lavorare non in Italia. Se anche lavori bene, difficilmente riesci a realizzare qualcosa di concreto ed un contratto serio dopo anni di gavetta è una chimera. Leggiti i 30 e passa commenti che mi hanno inviato su questo post, sono tutti di gente che ha provato a lavorare in pasticceria o nel settore della ristorazione in Italia e non è come dici tu. Io all’estero ci ho lavorato e non è come in Italia, molto diverso il modo di approcciare e di avere una prospettiva se ti impegni, qua da noi esiste una sola cosa “lo sfruttamento”. Nei posti vai a lavare i pavimenti carino, perché non vogliono assumere altro personale per farlo e quindi c’e’ il turn over degli stagisti a pulire i pavimenti luridi in cucina. . Mi hanno scritto in privato in tanti raccontandomi cose da vomito, come bravi professionisti siano dovuti SCAPPARE DA QUESTO PAESE per trovare una opportunità all’estero dove finalmente hanno tirato un sospiro di sollievo e gli hanno riconosciuto i meriti. Su una cosa hai ragione e lo scrivo sempre a tutti: è un mestiere artigiano faticoso e non si impara in 3/4 mesi di corso, ci vogliono anni. Beato te che stai negli Usa, ti consiglio di rimanerci che qua bestemmieresti dalla mattina alla sera.

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