Proust e le madeleines


Ho amato molto Proust ed il suo famoso elogio alle madeleines nella sua opera più importante: alla ricerca del tempo perduto. Proust era un personaggio molto particolare. Aveva uno spirito di osservazione molto acuto e soprattutto sapeva trascrivere bene i ricordi. Le madeleines quindi sono un tradizionale dolce francese del nord est della Francia, molto conosciuto in tutto il mondo. Quando studentessa cominciai ad interessarmi alla letteratura francese, rimasi incantata dalla descrizione che Proust fece di questi dolcetti, tanto da indurmi ad andarli a cercare. Pensate quanto sono potenti le parole, tanto da suscitare nelle persone forti “desideri” . Era come se vivessi nella scena che lui descriveva: il tè caldo, lo stupore ed il piacere nell’assaporare il dolce, tanto che in lui riaffiorano i ricordi dell’infanzia. Dicevo quindi che, incuriosita dal racconto, con ancora il languore nel palato, andai a cercare e poi comprare dei dolcetti che si avvicinavano vagamente ai famosi dolci francesi. Anni dopo a Parigi volli ripetere il rito, cercando con sollecitudine di abbandonandomi al piacere proibito delle petite madeleines artigianali. Il tempo fugge, ma basta parlare di una madeleine per ricordare qualcosa della nostra vita.

Per chi non avesse mai letto Proust e le sue magnifiche opere, trascrivo un brano tratto dalla parte di Swan. E poi non mi venite a dire che non vi viene voglia di andare a cercare, comprare le madeleiens, quindi inzupparle nel tè caldo!

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

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6 risposte a Proust e le madeleines

  1. Rosa ha detto:

    E la ricetta? Saluti.

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  2. Combray ha detto:

    …peccato che la famosa madeleine di Proust altro non era che un pezzo di pane abbrustolito ammollato nel the.

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    • pausagolosa ha detto:

      Francamente dubito sulla veridicità del pane abbrustolito. Proust proveniva da una famiglia agiata, è tutto da verificare. Però se troviamo il documento che l’attesta mi inchino

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  3. Combray ha detto:

    Non era mia intenzione mettere in discussione la tua buonafede. Però se il mio blog si intitola Combray un motivo ci sarà! Comunque a pag.23 dell’ALBUM PROUST della collana I MERIDIANI edita da Mondadori, volume stampato nell’aprile del 1988, è scritto:”Del resto quello che Proust ricorda nel 1909 è un pezzo di pane abbrustolito inzuppato nel tè.” Il libro è a cura di Luciano De Maria ed ha un’introduzione di Giovanni Raboni che per i Meridiani ha tradotto tutta la Recherche di Proust. Ma il compito di uno scrittore è sempre quello di mediare fra realtà e finzione, quindi il problema non si pone, è interessante come aneddoto, e mi fa amare ancora di più l’opera di Marcel.

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  4. Anonimo ha detto:

    pane abbrustolito a parte, la descrizione delle madeleines è perfetta..Ti fa venire voglia di farle e poi tuffarle nel té

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