Delusioni


senza titolo-1Le amicizie vanno e vengono. Purtroppo è normale avere a che fare con delusioni e persone che cambiano dall’oggi al domani. Fa parte del ciclo della vita, il fatto di essere in perenne cambiamento e necessità.

A 15 anni quando hai la prima delusione e ti struggi, ti butti sul letto a fissare il lampadario di capodimonte che tua madre ha tanto desiderato,  piangi e ti chiedi: perché?

A 20 anni cominci a pensare che forse il mondo è una merda, a 30 pensi che tutto il mondo ce l’abbia con te, a 40 cominci a mollare la presa e a 50 sai che prima o poi la delusione arriva, come la morte.

Personalmente non credo nelle storie di amicizia profonda in questa epoca, è piena di problemi ed insoddisfazioni. La disumanità è imperante. Sono decisamente disincantata ed ho imparato che il miglior amico non è all’esterno, ma dentro di noi.

Ho sempre desiderato una amica con cui condividere i miei interessi, che fosse culturalmente preparata, un po’fuori dalle righe come me, amante anche del frivolo e della risata, costantemente alla ricerca di qualcosa da fare, assetata di sapere, ma non è arrivata.  Quella donna che cerco da una vita forse non esiste, o forse se ne sta in solitudine a studiare in qualche archivio o se ne sta buttata sul letto a pensare o a deprimersi, eppure io sto qua che ti aspetto, cara amica mia. Letterata o matematica, o semplicemente impiegata, perché no?

Tutte le amiche donne che ho incontrato fino ad ora, non so perché ma alla prima botta non mi hanno mai dato l’impressione che con esse avrei potuto costruirci qualcosa di profondo, mai e dico mai! Troppo diverse da me, interessi che non collimano, ideologie e punti di vista diametralmente opposti.

E’ un istinto micidiale il mio, sento odore di delusione lontano km., e non mi impegno più di tanto, so già come andrà a finire. Ho imparato a dire no e a non farmi fare i ricattucci morali, perché altrimenti dall’altra parte si incrinano i rapporti amicali – sti cazzi!- Non sono il factotum della gente,  raramente chiedo e cerco di farmi le cose il più possibile senza piagnucolare, è una questione di dignità.

Ho imparato che il l’istinto non va mai ignorato e non è vero che l’istinto è illogico, è una questione di avere già vissuto certe dinamiche, si chiama: esperienza. Ho imparato a biasimare, e a capire che a volte i voltafaccia accadono perché c’è sempre in ballo una sofferenza ed una necessità, siamo diversi. No, non porto rancore, a cosa serve ?

 

 

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