Cosa rimane di una diva? L’eredità di Silvana Pampanini


DSC_0458Qualche settimana fa sul quotidiano Messaggero di Roma lessi la notizia della morte della diva del cinema Silvana Pampanini. Qualche giorno dopo sempre sul Messaggero fu pubblicato un articolo a lei dedicato dove una casa d’aste di Roma metteva in vendita i suoi oggetti personali: eredità Pampanini.
Consultai il sito e vidi tutta una serie di vestiti, suppellettili, quadri e mobili appartenuti alla defunta, ma la cosa più bizzarra era che il prezzo d’asta per i lotti era decisamente basso vista la notorietà della diva. Vestiti griffati con una base d’asta di soli 100 euro, la signora Pampanini aveva pagato sicuramente qualche milione dell’epoca per quei vestiti così opulenti ed importanti un tempo.

Spinta dalla grande curiosità, sapendo che era aperta al pubblico andai direttamente a visionare i pezzi e cercare di fare qualche fotografia per il mio archivio personale.
Non ho mai avuto in simpatia la signora Pampanini, ma c’era qualcosa che mi spinse ad andare, probabilmente perché sapevo avrei trovato vestiti vintage particolari,  sono una grande appassionata della moda anni 50/60 e 70.

Giunta in zona mi diressi all’entrata e ad accogliermi c’erano  vestiti strepitosi di quando era giovanissima e bellissima. Due pezzi in particolare mi avevano attratto: il vestito  plissettato bianco e quello rosso anni 60. Due vere chicche della collezione, gurdandole bene, erano pezzi di gande sartoria, cosa che oggi trovi raramente. Il vestito giallo ed arancione credo fosse stato cucito tra gli anni 60/70 oppure è di qualche stilista famoso.

DSC_0404Proseguendo per il salone vari quadri che la ritraevano in gioventù ed alcuni suoi busti scolpiti. Alcune fotografie in bianco e nero mi avevano incuriosito, ben scattate,  la bellezza di un tempo della Pampanini ti faceva rimanere senza fiato. Tante vetrine con cappelli, borsette di pregio (due borse Chanel erano i pezzi più preziosi e costosi). Soprammobili di capo di monte, putti di porcellana, ninnoli d’argento, soprammobili di vetro soffiato stile anni 60, mobilio di casa sua terribilmente datato e poi vestiti, tanti vestiti, pellicce in quantità impressionante (2 stand) la cui base d’asta per il lotto era di soli 200 euro. Guanti anni 50/60 di ogni fattura: da giorno, da sera, lunghi, corti, biancheria intima e alcuni pupazzi di peluche degli anni 50/60, forse regali di fan o spasimanti.

Alla casa d’aste avevano ricreato gli ambienti dove viveva e ospitava le persone, era un vero e proprio museo estemporaneo a lei dedicato. C’erano in mostra due splendidi servizi di piatti in porcellana Limoges (una volta ci si teneva ad apparecchiare la tavola con il servizio buono) uno esposto su una tavola e l’altro  visionabile in vetrina.
A parte i tanti oggetti messi in asta (pare fosse solo una parte degli oggetti che aveva lasciato in eredità) la mia impressione stando là in mezzo a tutto quel “casino di oggetti” era che la Pampanini si stordiva di cose inutile che non l’avrebbero arricchita, probabilmente i tanti oggetti colmavano un vuoto esistenziale.

Prima di andare mi ero documentata sulla sua vita e cercato di capire chi fosse. Vi giuro che mai e poi mai avrei pensato di scrivere un post su una vecchia diva del cinema che francamente mi era antipatica, ma là ho cambiato idea e gironzolando tra i suoi oggetti ho provato molta tenerezza. C’erano alcuni oggetti che mi hanno fatto pensare che forse era rimasta un po’ infantile nelle sue scelte di vita, molto ingenua.

Le poche notizie che sono riuscita a recuperare le ho trovate on line. Era una borghese ossessionata dal perbenismo, nostalgica e imprigionata dalla sua immagine di un tempo, tanto che spesso nelle foto si fa ritrarre lei decadente con davanti il volto tirato e bellissimo di lei giovane. La vecchiaia con lei è stata impietosa, il viso un tempo divino e soave, trasformato completamente, reso ancora più sgraziato dal trucco pesante e volgare che usava per nascondere l’acne che le aveva lasciato i segni sulla pelle, si vede benissimo dalle foto in bianco e nero.
Era una diva non chiaccherata, molto riservata, tanto che mi è anche venuto un dubbio sul suo orientamento sessuale a un certo punto, ma osservando i suoi tanti vestiti e vari oggetti civettuoli, mi sono detta: no, la Pampanini lesbica proprio no. Perché così bella ed appetibile non aveva trovato un uomo come tante altre attrici prima di lei? Cosa c’era in lei che non andava? Aveva l’ossessione di essere giudicata dal suo pubblico, ci teneva a ripetere che era una persona perbene.

Mentre curiosavo tra le sue cose, osservano ritratti e pupazzetti di peluche sporchi e vetusti deposti in un angolo, cercavo di analizzare il personaggio Pampanini. Perché mi interessava tanto la vita di una diva decaduta? Chi era in realtà questa signora borghese perbene una volta desiderata e bellissima?  Aveva fatto sapere alla stampa di non aver gradito il matrimonio di Gina Lollobrigida con un consorte molto più giovane di lei, trovava quella azione riprovevole e sconveniente, mentre lei continuava la sua vita in solitudine proibendosi ogni sorta di stravaganza e vitalità, ed il massimo della stravaganza e vitalità per la signora Pampanini in età pensionabile era partecipare a qualche vernissage o festa di richiamo nei fastosi ed esclusivi salotti romani, dove signore ricche ed annoiate si cibavano di oggetti e pettegolezzo.

Mi ricordai di una conversazione che feci con mia madre alcuni anni fa. Aveva conosciuto la signora Pampanini perché stavano girando un film vicino casa sua a Trastevere, credo fossero i primi anni 50. Mi raccontò che era bella da togliere il fiato, ma che aveva il volto rovinato dall’acne e che Totò le fece una corte pazzesca.

Ci affanniamo ad accumulare oggetti, vestiti, mobili, ed altri oggetti che pensiamo siano indispensabili per la nostra sopravvivenza, e poi ci neghiamo le cose più importanti, come ad esempio amare, osare, molti non si permettono di sbagliare, c’è chi non osa fare qualcosa che va contro ogni convenzione sociale perché dobbiamo accontentare gli altri, ma mai il nostro spirito. Ci neghiamo di vivere pienamente perché ci preoccupiamo delle regole, delle convenzioni sociali e soffochiamo la nostra vera essenza cercando qualcosa nei beni materiali.

Uscendo dalla casa d’aste mi sono ricordata quando è morta mia madre nel 2012. Era molto più bella della Pampanini, a 82 anni mia madre aveva conservato i tratti del volto ancora piacevoli, aveva pochissime rughe, tanto che in Ospedale non credevano avesse 82 anni ma 20 di meno. Camminava dritta e fiera e la vita l’aveva segnata parecchio sia nelle vicende di vita che nella malattia. Qualche giorno dopo insieme ai miei fratelli  ebbi l’ingrato compito di rimettere a posto le sue cose. Aveva pellicce, borse, tante scarpe,  foulard, oggettini che aveva acquistato alle bancarelle.  La stessa civetteria della Pampanini ma più a buon mercato. Mia madre usciva sempre con smalto, rossetto e capello a posto, non l’ho mai vista trasandata in vita sua, nemmeno quando stava malissimo, mi ricordo che la sera prima di morire si era messa lo smalto. La forza di quella generazione che ha vissuto la guerra, il dolore morale e fisico era il disperato bisogno di circondarsi di bellezza per non guardare in faccia la realtà orrenda che li circondava e che ancora ci circonda.

Non mi ha lasciato Chanel o vestiti Yves Saint Laurent in eredità, ma molto di più.

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