La fotografia post mortem non è mai morta!


Ciao a tutti,

è da parecchio tempo che ho in testa di scrivere di un argomento molto delicato: la fotografia post mortem.  Recentemente attraverso una fotografa americana ho scoperto che negli Stati Uniti questo tipo di fotografia continua ad esistere, ma ve ne parlerò dopo aver introdotto la fotografia post mortem nell’era vittoriana per farvi capire di cosa si tratta.

Nell’epoca vittoriana il tasso di mortalità infantile era elevato, quindi le uniche prove dell’esistenza di un figlio, magrissima consolazione per i genitori era quello di ritrarlo accanto a loro già morto. Qua ci sono alcuni esempi che ho trovato navigando sul web:

 

Questa pratica dai risvolti macabri fu adottata anche da noi, specialmente nelle zone del sud Italia dove i bambini si ammalavano e morivano in tenera età, una pratica che poi per fortuna cadde in disuso. Bisogna considerare il periodo storico in cui avvenivano i decessi: privazioni di ogni genere, mancanza di igiene e medicine per curare adeguatamente i bambini. Una fotografia con il figlio defunto rappresentava la testimonianza di un passaggio terreno, un privilegio riservato a pochi visto i costi, si ignorava completamente l’aspetto etico di tale pratica.

Le pose a volte venivano scattate con la famiglia al completo e proprio attraverso la fotografia si cercava di congelare per sempre una felicità perduta, l’illusione che quel membro della famiglia fosse ancora presente. Possiamo notare nelle foto che ho inserito come veniva preparata la scena, la cura negli abiti e nelle pose.

Ciò che mi sconvolge ai giorni nostri è stato scoprire che questo tipo di fotografia esiste ancora e viene praticata negli Stati Uniti sia gratuitamente che dietro compenso, una terra che a mio avviso riserva sempre sorprese e un modo di pensare ed agire che francamente a volte è molto lontano dal mio modo di vedere le cose.

La nascita di un bambino nel mondo moderno rappresenta un grande evento, nascite sempre più rare, spesso in tarda età per i motivi più svariati. Assistiamo quindi allo sviluppo costante di un mercato dedicato alla baby photography, dove il bambino è protagonista assoluto dalla pancia fino al suo primo giorno di asilo. Ci sono scatti divertentissimi, come il momento della pappa o le prime marachelle. Insomma il bambino viene ritratto in momenti gioiosi, di grande vitalità. Le famiglie sono disposte ad investire denaro per godersi i momenti migliori del bambino anche quando egli sarà adulto, e per fare questo sono disposti a chiedere aiuto ad un professionista. Che male c’è fotografare con mezzi professionali la vita, l’energia e l’entusiasmo che cresce e farsi pagare, creare un mercato fiorente?

Che senso ha fotografare la morte, la fine di tutto, un essere ormai privo di vita?

Come vi spiegavo, negli Stati Uniti esiste una fondazione che si chiama:

 Now I Lay Me Down to Sleep

e prende il nome da una preghiera per bambini del 18° secolo. La mission di questa fondazione è quella di donare gratuitamente ai genitori che hanno perduto il loro bambino un ritratto scattato da un fotografo professionista. Naturalmente non inserirò foto di questi bambini perché:

non mi va, le ho viste e le trovo scandalose perché trovo inacettabile che nel 2016 un nazione occidentale  pratichi qualcosa che appartiene al passato dove le masse vivevano nell’ignoranza, ma oggi, accettare di ritrarre un bambino ormai privo di vita mi fa orrore, è inaccettabile, ma va fatta conoscere questa grande contraddizione che hanno gli americani, che ci vogliono far passare qualcosa di anacronistico come lecito e naturale.

Quello che mi indigna più di tutti è che in questo sito  ho trovato un intero reportage di un bimbo morto, rigorosamente in bianco e nero a sottolineare la drammaticità ma anche la “bellezza” delle foto, ricche di dettagli della salma; l’autore del blog si raccomanda di rispettare la privacy della famiglia, ci fa sapere che abbiamo una idea negativa della morte (?) manco fosse indiano che crede nella reincarnazione. A parte che è ridicolo pubblicare su un sito commerciale che è visto in tutto il mondo, foto che dovrebbero rimanere nella memoria privata di una famiglia, e mi meraviglio e mi indigna al tempo stesso che una famiglia abbia dato l’autorizzazione a pubblicare le foto del loro figlio defunto, così senza pensare alle conseguenze. Una volta che le foto vengono pubblicate, hai dato il tuo assenso, sono pubbliche e le possono vedere in tutto il mondo, a quale privacy vi appellate?

Dubito fortemente le foto in quel sito siano state scattate a titolo gratuito visto che riportano tutte il watermark che non è altro che la firma del fotografo. Insomma certa gente pur di far passare la sua idea di business scriverebbe qualsiasi cosa. Mah!

Mi lasciano senza parole alcune iniziative che trovo discutibili, abbastanza macabre da proporre e spero non arriveranno mai in Italia, anche se credo che la post mortem  photography arriverà anche da noi, e ci sarà gente disposta a sborsare denaro e pompe funebri senza scrupoli che offriranno questo servizio.

Ho voluto approfondire ed ascoltare le interviste ai fotografi professionisti che offrono la loro collaborazione gratuitamente alla fondazione e capire perché lo fanno. Il loro punto di vista non fa una piega: aiutare la comunità, donare consolazione ai genitori regalando loro uno scatto con il bimbo ormai passato oltre. In America li chiamano atti di pietà. Mi chiedevo mentre ascoltavo queste interviste: ma i genitori che si sottopongono a questo rito vittoriano moderno, si rendono conto di quello che fanno? Forse no!

A voi i commenti se volete e ve la sentite… Lo so, non è un argomento facile!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in società, Varie, Youtube e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a La fotografia post mortem non è mai morta!

  1. Fior di Sambuco ha detto:

    Ciao Paola, hai ragione: no comment come per tante altre incongruenze di questa epoca inquietante 😦 Comunque ho l’occasione per salutarti.
    P.S.: ho ricevuto delle foto, non ho risposto perchè ho pensato che fosse un errore di indirizzo, se non è così siete splendidi ❤

    Mi piace

  2. Mi fa venire veramente l’ansia questa cosa.
    Qui al mio paese, se si gira nel cimitero, effettivamente ci sono tante foto di bambini – e non solo – già nella bara. Però a quei tempi c’era chi manco si poteva permettere la foto sulla lapide, quindi in quel caso una foto di una persona cara ormai morta è accettabile perché almeno cercavi di ricordarla. E fin qui ci siamo.
    Ma sono molto interdetta su questa cosa degli USA. Mi lascia un po’ spiazzata

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...