5 parole che devi togliere dal CV per trovare lavoro in Italia


Scrivere, riscrivere, e perfezionare il tuo Curriculum è uno dei passi più importanti nella ricerca del lavoro, perchè in Italia trovarlo non solo è una chimera, ma è un lavoro a tempo pieno e spesso perso.

Oggi quanti colloqui sei andato/a a fare e sei uscita/o depressa/o? Ci speravi, lo so!

Avevi messo tutto l’impegno, preparato il formato Europass (il CV più sbagliato del mondo), avevi fatto l’orientamento, perché tu credi ancora che i selezionatori sfoglino il tuo CV.

No, non si prendono questa fatica, hanno già una idea di te, è probabile siano andati a vedere su google chi sei, poi sono approdati su facebook, hanno visto le foto di quando ti sei “sfasciato” di alcool ed il selfie mentre vomiti nel gabinetto della discoteca, ti sei rovinato il colloquio.

I potenziali datori di lavoro hanno già idea su di te, anche se sei laureato con il massimo dei voti e sei un genio, o tu ragazzina, fissata con i selfie sei arrivata a farteli nelle mutande, e ora stanno sulla scrivania di quella agenzia interinale che ti poteva garantire 3 mesi di lavoro precario, pensa, ti sei giocata ben 3 mesi di lavoro di merda in quel call center dove avresti lavorato 12 ore al giorno per 2 euro l’ora, e tua madre ti rimprovera quel tuo modo di essere sopra le righe ed il fatto che non ti sei omologata.

Con i social ogni secondo offri informazioni a tutto il mondo e spesso non ne sei consapevole o forse si.

Ti spiego una cosa allora sui CV ed i colloqui di lavoro. Ho 51 anni adesso, ho più di 22 anni di esperienza lavorativa alle spalle, ho fatto una gavetta pazzesca, ho sempre abbassato la testa. Credo di aver fatto 500 colloqui di lavoro in vita mia. Ho lavorato per 10 aziende che gli HR definiscono prestigiose. Davanti ai superiori non fiatavo mai, eseguivo, ho studiato notti intere sui manuali di informatica a perfezionare procedure lavorative e ad inventarmene per sveltire il lavoro. Studiavo qualsiasi argomento mi sottoponevano – a me piace da pazzi studiare – ero curiosa di tutto, affamata di conoscenza.  Se c’era da andare a lavorare in Antartide ero pronta con la valigia. Ho sempre ubbidito a tutto e tutti, eppure non è servito a nulla.

Le aziende e le agenzie interinali mi hanno rovinato la vita professionale offrendomi lavoro precario per 15 anni e questo mi ha portato una rabbia interna talmente devastante che ogni volta che prendevo il treno per andare a lavorare pensavo di buttarmi sotto di esso. Ho tenuto botta per anni e poi il mio ultimo lavoro nel 2010 mi ha dato il colpo di grazia e mi ha fatto pensare di cambiare registro. Io ed il lavoro aziendale non eravamo fatti per stare insieme, ma sopratutto la precarietà lavorativa che ti tiene ostaggio di quella o quell’altra azienda è una cosa che mi fa imbufalire, non mi piace e non potrò mai accettare per buone le regole del lavoro che ci sono oggi in Italia, tanto vale mettersi in proprio, il rischio è lo stesso e non sei schiavo.

La precarietà è qualcosa che mina la atutostima e l’equilibrio personale. Per anni ho lavorato duro, ero intransigente come me stessa, arrivata a punte di perfezionismo maniacale. Ho rinunciato a farmi una famiglia perchè ero votata alla azienda ed alla speranza di essere assunta a tempo indeterminato da qualche parte: per comprarmi una casa, per avere un avvenire sereno ed una pensione, erano pensieri astrusti secondo voi?

Avevo un curriculum che ancora oggi definiscono “pazzesco” per le tante esperienze professionali. Pensa ragazzetta, quel maledetto CV l’ho rifatto ben 10 volte in italiano, e su quello in inglese ho avuto la consulenza di una HR della Procter & Gamble, ho dovuto togliere esperienze aziendali reali per non far vedere che cambiavo spesso lavoro, come se a me piacesse, non è servito a nulla. In Italia c’è gente che millanta esperienze e riesce a vendere fumo, perchè i manager italiani vogliono persone così, perchè loro stessi sono fatti in quella maniera.

In Italia si chiacchera troppo e si conclude poco, si giudica e si prendono decisioni sbagliate scimmiottando gli americani che hanno un modo di lavorare e di fare selezione completamente diverso dal nostro. Loro sono pragmatici, non siamo dei cazzoni globali piena di sicumera dalla supponenza imbarazzante.

 Le mie tante competenze ed il rifare il CV sono serviti a poco, ti raccontano una marea di balle quelli preposti all’orientamento, nemmeno loro sono in grado di orientarsi, ubriachi di supponenza, senza morale e sopratutto con una consolidata esperienza alle spalle. Come fa una ragazza di appena 26 anni a fare un colloquio e valutare una persona più giovane o grande?  L’esperienza si basa su procedure standardizzate e su cliché.

Le tue fotografie ragazzetta ed i pensieri parlano di te e le aziende che devono fare profitti devono investire sulla persona giusta – così dicono loro – non sanno nemmeno scegliersi la camicia da indossare per andare a lavorare, figurati se sono in grado di scegliere le persone giuste basandosi su una prima impressione che spesso è sbagliata. Se avessero fatto scelte giuste l’Italia non sarebbe in questa grande crisi economica. Scelte scellerate aziendali e politiche hanno portato sul baratro questo Paese, fatte proprio da quelli che si sentono nel giusto e che credono di saper valutare.

Il giusto per me è quello che ha apertura mentale, chi sa analizzare, chi va oltre i cliché e sa guardare chi ha di fronte per quello che è, i suoi talenti, il valore aggiunto che può portare all’azienda,  chi ha una visione di insieme, chi riesce a portare innovazione e critiche costruttive.

Alle aziende italiane non gliene frega nulla della tua visione, loro vogliono annegare nella mediocrità e servirsi di yes man/woman , cyborg che replicano le loro assurde procedure che li porteranno alla rovina totale, molte aziende italiane sono fuori dal mercato internazionale, sono indietro nell’innovazione e nel visioning, non possono competere con Cina, India e i paesi emergenti. Le uniche competenze che gli riconosco sono la supponenza e l’approssimazione unito alla scarso investimento in tecnologie e risorse.

Colpa della crisi, del jobs act, colpa della formazione in azienda, colpa della mancanza di lavoro soprattutto. Colpevole la politica nazionale che si azzuffa, completamente scollegati dal tuo bisogno sacrosanto di realizzarti nel lavoro, perché il loro lo hanno già esaudito: hanno piazzato loro stessi, parenti ed amici e tu credi che loro lotteranno per te. Mi spiace deluderti, ma lottano per la loro sopravvivenza, tu sei un numero da fagocitare nel sistema e la tua laurea triennale che ti è costata fatica e soldi non vale nulla, vale la tua giovane età.

Vorrei risolverti l’annoso problema del CV fatto bene, ci sono 5 parole che dovresti eliminare dal tuo CV per fare un buon colloquio in Italia ed avere la possibilità di entrare nelle grazie di qualche azienda o agenzia:

  • bravura,
  • sensibilità,
  • creatività,
  • ambizione,
  • preparazione.

Vediamo se dopo questo consiglio e la tua 4.867.000 volta che riscrivi il CV, trovi lavoro. A tutti i ragazzi e gli “stagionati” come me che ho nel cuore e che stanno cercando lavoro o che vedo umiliati e con le orecchie giù quando escono da un colloquio di lavoro: coraggio, non siete da soli, ci sono tutte le età con i loro “smadonnamenti” quotidiani, il vostro CV è fatto bene, è il mondo del LAVORO CHE E’ FATTO MALE!

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8 risposte a 5 parole che devi togliere dal CV per trovare lavoro in Italia

  1. Allora non mi assumeranno mai perché sono una rompi balle di prima categoria!
    Un articolo interessantissimo! Grazie ❤

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