Iperconnessi a tutti i costi


 

Occhi spenti su schermi accesi, prede di mille illusioni, falsi bisogni e mistificazioni. (Non è una canzone d’amore – NapoleoniRosati)

Photo ©PaolaRosati

Ieri una signora ben vestita e con grande garbo mi ha fermato per strada e mi ha chiesto: signora, mi può aiutare ad attraversare la strada?

Niente di strano, ma ero stupìta perchè non era anziana o impossibilitata a camminare. In seguito ho domandato cosa le fosse successo da essere così impaurita ad attraversare una strada. Mi raccontava che era rimasta traumatizzata dopo un incidente stradale,  l’avevano investita.

Mentre attraversavamo il lungo passaggio pedonale mi stringeva forte il braccio che le avevo offerto, a cercare un conforto più che un semplice aiuto. Avevo immediatamente capito che la signora voleva da me qualcosa di più, voleva parlare, ne aveva un profondo bisogno, così anche se andavo di fretta mi sono fermata ed ho ascoltato cosa aveva da dire.

Mi raccontava che i suoi colleghi accampavano sempre scuse per non perdere 5 secondi del loro prezioso tempo per aiutarla ad attraversare una strada che effettivamente è pericolosa. Tutti che tiravano dritto, chini su quegli Smartphone, iperconnessi ma avulsi da ogni contatto umano.

Le persone hanno perduto l’abitudine a dialogare tra di loro, darsi semplicemente aiuto. Scambiare veloci messaggi gelidi sui social o su whatsapp è la regola e li conforta, poi ci si sbrana dal vivo per i fraintendimenti che sono avvenuti sul web, si generano in rete dei conflitti assurdi perchè l’autocensura spesso è qualcosa a cui non  si può rinunciare o chi ti prende per deficente perchè vuole avere ragione; gli stessi meccanismi perniciósi che accadono in molte aziende dove ci sono persone che vogliono imporre il loro pensiero e non si capisce quale è la reale competenza di questi individui. I famosi tuttologi del web di Gabbani!

Uso la rete dal 97 quando molti di quelli che si riempiono la bocca nemmeno avevano idea di cosa fosse. C’erano solo programmatori, esperti di informatica o chi ruotava intorno ad essa, era una mondo ancora sconosciuito alle masse ma era accettabile sebbene fosse sempre pericoloso, ma non era ancora così alienato e violento.

Noi gli scemi che usavamo le chat, le testavamo e c’era chi ne inventava altre e loro fuori, le masse giudicanti che oggi nelle chat si masturbano mentalmente e fisicamente vengono a dare lezione a me o ad altri che sono cresciuti con la rete.

Oggi la rete è cambiata, e sono cambiamenti veloci e pericolosi, perchè la connettività è una risorsa che muove denaro e può cambiare con velocità scenari politici. Di questi giorni la notizia che facebook ha molte cose fuori controllo, ci credo, ci vorrebbero investimenti in risorse umane ed economiche per farvi fronte e spesso questo cancro delle notizie che dicono o non dicono non fanno ben sperare. L’informatica è una scienza e come tale si basa su dati ed analisi non di chiacchere in libertà che si fanno sui social, noi sappiamo veramente una granello di come si muovono le reti globali, siamo degli utilizzatori molto ignoranti, inconsapevoli ed irresponsabili.

Temo avremo in futuro dei grossi problemi e saranno essenzialmente problemi sociali, non saremo più in grado di avere dei rapporti umani accettabili,  perchè in maniera assolutamente poco avveduta stiamo delegando la mediazione umana a dei dispositivi che devono essere controllati costanemtente in maniera seria da gente con il cervello.

Ritornando al mio dialogo con la signora che ho aiutato ad attraversare, mi spiegava che vive una vera e propria tragedia all’interno della sua azienda: mobbizzata ed isolata sia dai colleghi che dai suoi superiori. Durante la pausa pranzo ognuno mangia per conto suo, in postazioni grigie ed anonime, chini sugli Smartphone a sorridere e a scorrere migliaia di immagini e di testi in uno scenario Orwelliano ansiogeno ed avvilente, dove tutto si consuma in fretta. Colpita nell’animo e nella testa da anni di barbarie psicologiche di colleghi e superiori, il risultato è che non è la prima volta che incontro gente in strada che mi ferma e mi racconta la sua vita e ne rimango traumatizzata, ferita ed indignata.

Congedata la signora ho attraversato velocemente la via Cristoforo Colombo e all’improvviso mi ha attraversato la strada un grosso topo. Roma è una città che rappresenta benissimo lo squallore che è diventata la nostra società, da anni ostaggio di degrado sia fisico che morale dove la politica – tutta – ha una responsabilità enorme e continua  a non assumersela dandosi colpe assurde, completamente scollati dai tanti bisogni delle persone, ma costantemente collegati sui social in cerca di approvazione dove eserciti di compiacenti follower si sfidano a colpi di odio e di ragione, dissociati ed alienati ma pronti ad imbracciare un fucile per avere ragione e difendere il loro beniamino, che sia M5s o PD (ieri la fede calcistica oggi la fede partitica) o altri partiti. Speculari nel comportamento alienato e pericoloso. Lo Stato non si rende conto,  non ha alcun controllo sui social, o forse colpevolmente ha scientemente fatto spostare la prostesta su di essi perchè non ha abbastanza risorse per difendersi nella realtà. La gente si sfoga e chiude il dispositivo, ma quanti di loro lo chiuderanno veramente e dimenticheranno la discussione? Una volta un maresciallo dei Carabinieri mi disse che i social sono un covo di criminali, il posto più pericoloso al mondo.

Se vogliamo ripartire e fare un bel ripulisti propongo non solo una campanga sociale sull’uso assennato di essi, ma per un periodo di 30 giorni di disconnessione . La follia si muove in massa,  e poi si dissocia ed escono fuori le cellule singole che fanno saltare palazzi, ponti o vanno a fare stragi nei concerti. Mentre la gente crepa nella vita reale, i social media manager, i moderatori, gli iperconnessi spesso irresponsabili inventano campagne pubblicitarie, muovono masse in direzioni che non mi piacciono, spesso non hanno mezzi e preparazione per farlo. Noto l’interazione che spesso è più cazzeggio che offerta di informazioni e le società serie che offrono una immagine ridicola di loro stesse.

Ogni tanto gli occhi da quel maledetto Smartphone alzatelo e guardatevi intorno, mi sembrate una manica di idioti il cui punto di arrivo è il nulla. Vi vedo camminare senza guardare in faccia le persone, incollati costantemente su quello schermo illuminato dove scorre l’idiozia, molti di voi supponenti che millantate di avere ruoli sul web che poi si rivelano dei bluff nella realtà.  Non ho lo Smartphone, oddio che vergogna, come faccio ora che ve l’ho rivelato?

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2 risposte a Iperconnessi a tutti i costi

  1. passoinindia ha detto:

    Condivido pienamente.

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